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Il post Keeping Promises “Mantenere le promesse”, pubblicato ieri sul blog della Casa Bianca è una vera e propria dichiarazione di guerra al 5% degli americani più ricchi e alle loro attività di lobbying, in nome del mandato popolare “per il cambiamento” ricevuto con le elezioni di novembre. Ecco il discorso di Obama, seguito da una traduzione del passaggio centrale (andando su YouTube, si può richiedere una traduzione automatica dei sottotitoli):
Io so che queste decisioni non si accordano bene con gli interessi particolari dei lobbisti che hanno investito in un vecchio modo di fare affari, e so che costoro si stanno organizzando per combattere, mentre noi parliamo. Il mio messaggio per loro è questo: “Anch’io”.
Oggi anche Eugenio Scalfari su Repubblica sottolinea la portata di questo passaggio:
Obama ha alzato l’asticella degli obiettivi e, oltre a quelli macroeconomici, ha inserito riforme strutturali e una redistribuzione sociale del reddito senza precedenti. E’ il caso di dire che si è bruciato gli ormeggi alle spalle affrontando lo scontro con i ceti più ricchi, minoritari nel numero ma maggioritari nel possesso e nel controllo della ricchezza e del potere sociale. Neppure Roosevelt era arrivato a tanto e non parliamo di Kennedy e neppure di Clinton. Questa cui stiamo assistendo è la prima vera svolta a sinistra degli Stati Uniti d’America.
Nel pomeriggio, la notizia è scomparsa dai titoli in homepage di Repubblica (compreso l’editoriale del suo fondatore, sebbene datato oggi), così come da quelli del Corriere e della Stampa. Sul Corriere, un editoriale di Angelo Panebianco spiega “i pericoli” che la classe dirigente italiana vede nel nuovo corso di Obama (pericoli non per le sue rendite, beninteso, ma “per la democrazia”).
Già all’indomani dell’investitura, a noi era risultato chiaro che Obama, finanziato ed eletto grazie alla partecipazione popolare organizzata in rete, non avrebbe tradito i suoi elettori tanto facilmente, e che il profilo moderato del suo governo era un modo per pararsi le spalle in vista di politiche più radicali.




