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Obama pronto al conflitto di classe

In Economia, Politica on 01.03.2009 at 17:50

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obama-progressIl post Keeping Promises “Mantenere le promesse”, pubblicato ieri sul blog della Casa Bianca è una vera e propria dichiarazione di guerra al 5% degli americani più ricchi e alle loro attività di lobbying, in nome del mandato popolare “per il cambiamento” ricevuto con le elezioni di novembre. Ecco il discorso di Obama, seguito da una traduzione del passaggio centrale (andando su YouTube, si può richiedere una traduzione automatica dei sottotitoli):

Io so che queste decisioni non si accordano bene con gli interessi particolari dei lobbisti che hanno investito in un vecchio modo di fare affari, e so che costoro si stanno organizzando per combattere, mentre noi parliamo. Il mio messaggio per loro è questo: “Anch’io”.

Oggi anche Eugenio Scalfari su Repubblica sottolinea la portata di questo passaggio:

Obama ha alzato l’asticella degli obiettivi e, oltre a quelli macroeconomici, ha inserito riforme strutturali e una redistribuzione sociale del reddito senza precedenti. E’ il caso di dire che si è bruciato gli ormeggi alle spalle affrontando lo scontro con i ceti più ricchi, minoritari nel numero ma maggioritari nel possesso e nel controllo della ricchezza e del potere sociale. Neppure Roosevelt era arrivato a tanto e non parliamo di Kennedy e neppure di Clinton. Questa cui stiamo assistendo è la prima vera svolta a sinistra degli Stati Uniti d’America.

Nel pomeriggio, la notizia è scomparsa dai titoli in homepage di Repubblica (compreso l’editoriale del suo fondatore, sebbene datato oggi), così come da quelli del Corriere e della Stampa. Sul Corriere, un editoriale di Angelo Panebianco spiega “i pericoli” che la classe dirigente italiana vede nel nuovo corso di Obama (pericoli non per le sue rendite, beninteso, ma “per la democrazia”).

Già all’indomani dell’investitura, a noi era risultato chiaro che Obama, finanziato ed eletto grazie alla partecipazione popolare organizzata in rete, non avrebbe tradito i suoi elettori tanto facilmente, e che il profilo moderato del suo governo era un modo per pararsi le spalle in vista di politiche più radicali.

L’apoteosi della corruzione e la crisi linguistica dell’economia

In Economia, Linguistica on 25.02.2009 at 00:30

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Mister B. al telefonoL’Italia è il Paese più corrotto dell’Europa occidentale, e quello con la crescita più lenta. Uno studio ONU collega i due fenomeni chiamando in causa l’analfabetismo funzionale.

1. Secondo il rapporto di Transparency International del 2008, l’Italia è considerata dagli esperti il Paese più corrotto dell’Europa occidentale. Nella classifica dei Paesi più virtuosi (in giallo e in arancione nella figura sotto), occupa infatti solo il 55° posto, pur essendo la settima economia del mondo: è preceduta dalla quasi totalità dei Paesi OCSE ed anche da diversi Paesi poveri come il Cile (23), l’Uruguay (23), il Botswana (36), il Bhutan (45) e la Malesia (47).

Corruption Perceptions Index 2008

D’altra parte, i dati del Fondo Monetario Internazionale (2008) indicano che l’Italia è anche, con la sola eccezione dell’Irlanda, il Paese con la crescita economica più debole dell’Europa occidentale, l’unico ad aver chiuso l’anno in negativo con un -0,1%. Inoltre, secondo il rapporto OECD in Figures (2008), la media della crescita italiana (+1,7%) negli ultimi vent’anni (1987-2007) è stata la più bassa dei Paesi OCSE.

Secondo Daniel Haile (2005) dell’UNU-WIDER, è possibile spiegare con un modello matematico come l’alto tasso di corruzione contribuisca a rallentare la crescita economica. Read the rest of this entry »